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8月10日 un ritorno 2 Cosa sarà? che fa crescere gli alberi, la felicità? Che fa morire a 20 anni anche se vivi fino a 100? Cosa sarà a far muovere il vento? A fermare un poeta ubriaco? A dare la morte per un pezzo di pane o un bacio non dato? Cosa sarà?! Chi lo sa, il brano alla fine non lo dice, ogni volta che lo ascolto spero d'arrivare in fondo e comprendere cosa effettivamente sia. Ma nulla, Lucio e Francesco non mi rispondono. Però pongono delle domande che pesano come macigni, questo è certo. Cosa sarà che dobbiamo cercare? Un'idea ce l'avrei ma me la tengo per me e vi lascio ascoltare il sax (o quel che è) che occupa la scena negli ultimi 30-40 secondi. Una volta cercavo l'instabilità, poi l'identità, poi la meta perfetta, poi me stesso, poi e ancora il viaggio. Finii col cercare l'affetto, quello che non fosse della mamma, del papà o della sorella, o degli amici. Forse l'ho trovato, ma queste cose son sempre difficili da definire. Contorni confusi, forme poco chiare. Adesso, mentre sono costretto qui, cerco di nuovo il viaggio... ma scopro di non avere soldi e neppure diritti di prelievo, in fondo mancavo da casa da sette mesi e assentarmi di nuovo così presto, forse, non sarebbe onorevole. A casa si vive bene, ci sono i comfort di uno Sheraton ai quali non si rinuncia facilmente. In giro ci sono gli amici "d'adolescenza" (quelli d'infanzia sono pochi, invisibili, mi odiano o sono spariti). Quello che non va è il resto: l'ambiente, i figuranti, quelli sullo sfondo. Per la maggior parte gente che comprende il solo linguaggio della forza, che ritiene la lingua italiana un'offesa, materialista fino all'osso, cattolico-fondamentalista. Maggioranza non vuol dire tutti, ma vuol dire più del 90%. Anche per oggi non si vola! Una cassa enorme, che mi porto sulla schiena, che mi schiaccia. Una cassa tutta piena di libri e di oggetti accatastati, di libri ingialliti, di carta stampata. C'ho una cassa sulle spalle, che palle! Questo pacco di coscienza, com'è ingombrante, c'è proprio tutto, dalla logica alla scienza! Da Markusen fino a Dante, c'è anche Fellini, com'è pesante! Che scoperta! Era giunto in sordina nella mia discoteca, poi un ascolto più attento ha fatto nascere l'amore. La canzone impegnata, il teatro-canzone: il Signor G. Giorgio Gaber ha fatto irruzione nelle mie orecchie, così ho iniziato a sperperare le mie fortune per comperare i suoi album. Soldi spesi bene, mai così bene. Un uomo che è un'enciclopedia dell'autocritica, dell'analisi lucida, che sbaglia, comprende, capisce, si corregge. In pochi sono disposti a tornare sui propri passi, lui invece sì, lo ha fatto e davanti a tutti. Quando è moda è moda, l'aveva capito! Eccome se l'aveva capito! Io ho optato per questo suo corso concentrato di preparazione, l'ho trovato sensazionale. Alla fine si rischia pure di credere d'aver capito tutto, ma ovviamente così non è! Amici e colleghi però potrebbero lamentarsi del vostro particolare atteggiamento di saccenza (vera o presunta) nei loro confronti. Ogni tanto può capitare, basta edulcorare le vostre perle di saggezza, quando è impossibile tenersele per se. Di solito è così: voi conoscete Gaber, loro no (non fosse per alcune canzonette minori come "destra-sinistra" o "io non mi sento italiano"). Gli aspetti negativi? Oltre a leggere odio negli occhi degli altri, potreste avvertire sulle spalle un peso sempre crescente: è il già citato pacco di coscienza, che vi impedirà definitivamente di vedere il mondo con gli occhi di una volta. Ogni soggetto, ogni oggetto, un'analisi continua e incessante. Spesso avrete lo sguardo assente e chi vi è vicino sarà indotto a chiedervi "cosa c'è che non va?" ma è difficile rispondergli, potrebbe essere una risposta lunga, pericolosa, accidentata, sgradevole: vada per un semplice "stavo pensando". Non bisogna dimenticare la sempre maggiore tendenza all'isolamento a causa di una crescente incompatibilità (vera o presunta) con il solito ambiente, la crescente incapacità di adattamento e disponibilità al compromesso (di contro una crescita esponenziale di intolleranza). Potrebbe sembrare un processo irreversibile, ma così non è. Ci vuole auto-controllo e pesanti dosi di equilibrio: se non si vuole essere tacciati di estremismo conviene una velata passività che induca chi vi è vicino o chi vi osserva a domandarsi: "c'è o ci fa?". Quale allegria se non riesco neanche più ad immaginarti? Senza sapere se volare, se strisciare, insomma non so più dove cercarti! (essì Dalla mi piace) Il lato romantico, ci sarebbe da raccontare ma ciò attiene alla mia sfera strettamente privata. Mi limiterò a scrivere che non è più uno spazio bianco, ora c'è scritto qualcosa, pochino ma meglio di niente. E pensare che stasera tanti e tanti saranno in spiaggia, in montagna, lontano dalle luci, alla ricerca delle stelle ma soprattutto dell'intimità e dei propri desideri. Quello speciale contatto con l'infinito, con lo sguardo - almeno per una sera - rivolto al cielo. Magari intenti ad ascoltare la voce che viene da dentro, i propri pensieri, le proprie preoccupazioni. Oppure a controllare opportunamente i propri arti in seguito alla solita sbronza, o ancora a dare del proprio meglio nella gara di rutto libero con gli amici. Gioventù (ora c'è anche un ministro per noi)! Insomma le solite cose che piacciono tanti ai giovani e meno meno giovani, o pseudo tali. Nel frattempo, per concludere, ultimamente ho lo sguardo assente. Penso, penso, penso. Ma cosaaaa? Cosaaa? Una volta mio fratello mi ha detto: "Quella voglia di partire ti abbandonerà solo quando sarai morto", e secondo me ha ragione. Saluti, John Soqquadro |
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