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April 26 25 Aprile25 x 62 di Giuseppe Pugliese Tra pose di corone, comizi, dichiarazioni di politici, trite e ritrite e analisi storiche da tempi televisivi, è passato un altro 25 aprile! Una data questa che ricorda l’insurrezione di Milano e di tutto il nord; uno degli episodi conclusivi dei tanti che caratterizzano il centro e nord Italia dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943. La resistenza che si è posta e si pone alla base della nostra Costituzione e della Repubblica, sfugge a qualsiasi epica cinematografica americana o retorica propagandistica sovietica sulla seconda guerra mondiale; essa non ha espresso eroi ma l’esempio di migliaia di uomini e donne che spesso al prezzo della propria vita hanno lottato e collaborato per distruggere un’oppressione in nome di un futuro di pace, giustizia e libertà. E’ l’esempio di uomini e donne, ognuno per quel che poteva dare e fare, che in un presente di distruzione e di morte hanno sperato e immaginato un futuro migliore, se non per sé, per gli altri. La resistenza insomma come somma di azioni quotidiane anche semplici come dare ospitalità e nascondere un ebreo o un partigiano. C’è nelle celebrazioni della resistenza una riproposizione che a volte può sembrare ripetitiva e stanca dei valori positivi che ad essa si ricollegano, c’è soprattutto nelle testimonianze di chi visse quella esperienza come parte attiva, una sorta di pudore per la violenza che pure essa ha rappresentato e da cui quei valori positivi sono scaturiti. C’è chi ricerca ancora le ragioni dell’una e dell’altra parte; chi conteggia da ragioniere il numero delle morti “giuste” ed “ingiuste” per ricavare da ciò il senso della resistenza, dimenticando che essa rientra nel quadro drammatico e tragico della seconda guerra mondiale da cui nessuno è uscito innocente se non i morti e non tutti; una tragedia da cui si è usciti solo dandosi ragioni e significati collettivi futuri. La resistenza perciò assume il significato di ultima guerra e di cooperazione di un popolo per un futuro migliore; per questo motivo possiamo dire che oggi al di là delle aspettative deluse e di un presente spesso individualista, egoista e tornacontista, resiste chi ha senso della collettività e di appartenenza ad un popolo ed in suo nome continua a fare il proprio dovere. Resiste il magistrato libero, il politico onesto, il giornalista indipendente, il lavoratore laborioso, l’imprenditore che non paga tangenti e considera la propria azienda un luogo di diritti e non di sfruttamento; resiste chi continua a pagare le tasse e chi amministrando denaro pubblico lo fa con la stessa cura che dedica ai propri interessi privati; resiste chiunque faccia il proprio dovere, nonostante le piccole e grandi ingiustizie e miserie quotidiane e private, rivendicando la propria dignità di essere umano ed esercitando sempre la propria libertà. Resistono tra di voi studenti quelli che affrontano l’impegno quotidiano della vera conoscenza, non come “fatica”, ma come vera e principale occasione di libertà e di affermazione umana. Per voi ed a voi ciò: «… gli slavi sono tenuti a lavorare per noi… l’istruzione è pericolosa, sarà sufficiente che sappiano contare fino a cento… ogni persona istruita è nostro futuro nemico. Lasceremo la religione come diversivo… » - Da una lettera di Martin Borman, segretario del partito nazista, del 23 luglio 1943 ad un anno dell’invasione tedesca dell’Unione Sovietica. dal periodico dell’Istituto “Manlio Capitolo” di Tursi: Mete – numero 4, anno V April 12 Il mio votoDomani gli italiani votano.
Sarebbe bello poter affermare "domani votiamo". Ma io e tanti altri sappiamo che questa legge elettorale non è così rispettosa della democrazia. La tortura, la disprezza, se ne prende gioco. Tanti altri preferiscono ignorarlo. Altri ancora lo accettano, perchè così gli viene comodo. La maggioranza del popolo italiano probabilmente s'illude.
Il pensiero nazionale è indietro di qualche anno rispetto al resto del mondo. Con il nostro super debito, con il precariato folle e discriminato, la stramba politica verso gli immigrati clandestini e non, la nostra pessima immagine all'estero, dovremmo un attimo fermarci a riflettere. Se ciò non è possibile, riflettere in corsa.
Quando iniziamo a non capirci più nulla dovremmo chiedere aiuto a un buon analista, e se non possiamo permettercelo
dovremmo ascoltare il più fraterno degli sconosciuti. Lui sarà spietatamente sincero, disinteressato. E ci farà bene. Non ci venderà illusioni, sogni e bugie. Quello che i politici ci hanno fatto soprattutto negli ultimi 2 mesi. Nel frattempo siamo diventati nostalgici, e quando un popolo intero pensa che prima si viveva decisamente meglio allora il futuro dello stesso non sarà dei migliori. Probabilmente ci stiamo scavando la fossa da soli. Io un sogno ce l'ho, non è la rivoluzione della massa, bensì la rivoluzione del singolo. Dentro di noi.
Un concetto decisamente new age, lo so. Fate un po' voi, l'idea di fondo è questa. C'è da guardarsi nelle viscere, cercarsi un metro, far riferimento a quello cercando di attenuare i propri egoismi.
Nel frattempo, mi consolo sapendo che il mio pensiero sul voto rispetto a qualche mese fa non è cambiato.
Faccio i complimenti a Bob Dylan per il suo Pulitzer, ho sempre creduto alla sua poesia, adesso - con i modern times che corrono - più che mai.
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